Offerte di lavoro
Chi è il "lavoratore domestico"?
Il collaboratore domestico è colui che, a qualsiasi titolo, presta la propria opera per il funzionamento della vita familiare. Datori di lavoro sono i privati (famiglie, anche se costituite da una sola persona) che si avvalgono di personale per lavori di pulizia o per un lavoro qualificato come la baby sitter, la cuoca o l’assistenza ad anziani o a persone non autosufficienti. Rientrano nella disciplina del lavoro domestico anche le prestazioni rese a favore di una persona, di un gruppo familiare o di una comunità stabile senza fini di lucro (comunità religiosa, una caserma militare, e simili).


Quale può essere l’orario di lavoro di un lavoratore domestico?
La durata normale dell'orario di lavoro è quella concordata fra le parti (datore di lavoro e lavoratore) con un massimo di:
- 10 ore giornaliere, non consecutive, per un totale di 54 ore settimanali, per i lavoratori conviventi;
- 8 ore giornaliere, non consecutive, per un totale di 40 ore settimanali, distribuite su 5 giorni oppure su 6 giorni, per i lavoratori non conviventi.


Quanto costa assumere un collaboratore domestico?
PDF FileProiezione costi per assunzione di una colf con paga base
PDF FileProiezione costi per assunzione di una colf con retribuzione superiore alla paga base.


Il lavoratore domestico ha diritto alle ferie?
Indipendentemente dalla durata dell’orario di lavoro, per ogni anno di servizio presso lo stesso datore di lavoro, il lavoratore ha diritto ad un periodo di ferie di 26 giorni lavorativi.


Il lavoratore domestico ha diritto alla liquidazione di fine rapporto (TFR)?
In ogni caso di cessazione del rapporto di lavoro, il lavoratore ha diritto a un trattamento di fine rapporto (T.F.R.) determinato, a norma della legge 29 maggio 1982, n. 297, sull'ammontare delle retribuzioni percepite nell'anno, comprensive del valore convenzionale di vitto e alloggio: il totale è diviso per 13,5.


Cosa occorre per la denuncia del rapporto di lavoro di un lavoratore domestico con cittadinanza italiana?
Per le denunce di rapporto di lavoro domestico di tutti i cittadini appartenenti all’Unione Europea sono sufficienti un documento valido ed il codice fiscale.


Cosa occorre per la denuncia del rapporto di lavoro di un lavoratore domestico extracomunitario già presente in Italia?
Per l’assunzione di stranieri extracomunitari che sono già presenti in Italia con regolare permesso di soggiorno è necessario stipulare un contratto di soggiorno su modello Q e spedirlo entro 5 giorni dall’assunzione all’Autorità competente.


Cosa occorre per la denuncia di rapporto di lavoro di un lavoratore domestico extracomunitario non presente in Italia?
Se l’assunzione riguarda un lavoratore extracomunitario residente all’estero,è necessario chiedere ed ottenere preventivamente l’autorizzazione dallo sportello Unico presso l’Ufficio territoriale del Governo (Utg) competente per territorio, nell’ambito del rispetto della normativa che regola flussi d’ingresso programmati per ciascun anno nel nostro Paese.
All’invio telematico della domanda di nulla osta all’ingresso , seguono numerosi passaggi che coinvolgono questura, sportello immigrazione, direzioni provinciali del lavoro.


Quali sono le categorie di lavoratori domestici?
I prestatori di lavoro domestico sono inquadrati dal contratto collettivo nazionale di lavoro domestico in quattro livelli (A,B,C,D) a seconda delle mansioni svolte e della propria esperienza professionale.
A ciascuno livello corrispondono due parametri retributivi, il superiore dei quali è definito "super".


Quando si devono versare i contributi previdenziali?
I versamenti dei contributi previdenziali devono essere effettuati entro il decimo giorno del mese successivo alla scadenza di ogni trimestre solare.


Esistono benefici fiscali per chi assume un collaboratore domestico?
L’assunzione di un collaboratore domestico comporta la possibilità per il datore di lavoro di dedurre dal reddito complessivo i contributi previdenziali ed assistenziali versati per il collaboratore domestico, fino ad un massimo di euro 1.549,37.
Inoltre, nel caso di assistenza alla persona, il datore di lavoro può detrarre dall’imposta il 19%, per un importo non superiore ad euro 2.100,00, le spese sostenute per gli addetti all’assistenza personale (badanti) nei casi di non autosufficienza.
Per poter fruire di tale detrazione il reddito complessivo del datore di lavoro non deve superare i 40.000 euro.


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